Alla cassa del supermercato, dopo aver effettuato la spesa settimanale, il signor B. ha constatato, meravigliato, che la spesa era più cara di quanto avesse calcolato approssimativamente a mente. Si trovava quasi fuori dal negozio quando ha deciso di esaminare lo scontrino in modo piú attento. Come pensava, la crema solare che aveva messo nel carrello per 10,90 euro, se l’è ritrovata sullo scontrino al prezzo di 14,90 euro.

Ad una domanda di verifica presso la cassa si è sentito dire, per tutta risposta, che in quel momento non vi fosse il tempo per occuparsi di tale questione. Quando il signor B., in modo cortese, ha insistito affinché si volesse appurare l'errore, è stato chiamato un commesso, il quale ha controllato il prezzo sullo scaffale ed ha affermato che il prodotto era posizionato in un punto sbagliato dello scaffale e che il prezzo giusto era esposto un po’ più in alto. Il signor B. ha replicato che al di sopra del cartellino del prezzo di 10,90 euro, si trovavano ancora 3 articoli uguali della stessa crema solare e nessun altro prodotto: non vi era nulla che gli suggerisse che il prezzo potesse essere sbagliato. Dopo un bel po' di tempo una chiamata al CTCU ha fatto chiarezza nel merito dell'accaduto ed il negozio si é visto costretto a rimborsare la differenza di 4 euro in contanti, come prevede la normativa.

La responsabilità dell’esposizione del prezzo spetta al rivenditore, che ha l’obbligo di applicare il prezzo esposto. I clienti hanno il diritto di pagare il prezzo esposto. Qualora si sia già pagato il prezzo sbagliato, si ha il diritto al rimborso della differenza in contanti. L’impossibilità – purtroppo troppo spesso adottata come pretesto – del rimborso in contanti, sostenendo che: “l’importo è già stato digitato”, non conta: ogni registratore di cassa possiede un tasto “Restituzione” e ogni operazione digitata può essere annullata.